Kissing CCCP – fedele alla cultura punk

Par D. Tugtekin

Il 9 novembre, una decina di spettatori si è radunata al cinema “Le Club” per assistere alla proiezione di una storia pazza, raccontata da chi l’ha vissuta.

Kissing Gorbaciov si presenta come un film documentario che ripercorre le avventure di quattro gruppi rock italiani negli anni ’80, con la partecipazione dei 4 membri del gruppo CCCP. La prima parte del film racconta, con umorismo, la creazione di un festival di musica rock con artisti italiani e sovietici, a Melpignano, un piccolo villaggio isolato nella provincia del Salento. La domanda è: perché a Melpignano, in mezzo al nulla?

Melpignano era all’epoca l’unico paese con un sindaco del Partito Comunista. Era quindi il posto ideale per uno scambio culturale e politico.

Nella seconda parte, gli spettatori scoprono il viaggio inverso: i gruppi italiani, tra cui i CCCP invitati in URSS con l’approvazione delle autorità sovietiche.

Tra Mosca e Leningrado, gli artisti del gruppo CCCP raccontano davanti alla telecamera tutte le emozioni che hanno sentito dall’arrivo all’aeroporto di Mosca fino al ritorno in Italia. Parlano di entusiasmo ed eccitazione, ma anche di apprensione di fronte alla situazione unica che stavano vivendo.

Attraverso immagini d’archivio e testimonianze, gli artisti trasportano gli spettatori con loro: come se fossimo pure noi in questa storia tanto folle quanto assurda, in un’epoca segnata dall’avversità tra il blocco occidentale e quello orientale.

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Alla fine, gli spettatori hanno avuto l’opportunità di vedere un’intervista esclusiva di Massimo Zamboni, membro del gruppo CCCP, che ha risposto alle domande dell’associazione Dolce Cinema sulla sua esperienza come artista, ma anche sul contesto politico e ideologico della sua epoca.

Kissing Gorbaciov offre un viaggio nello spazio e nel tempo, ma non solo. Ci trasporta anche nel mondo astratto delle correnti politiche del periodo. Ogni spettatore presente nella sala è stato trasportato tra i confini dell’Europa degli anni ’80, accompagnato dalla musica rock durante tutto il film.

Da un punto di vista critico, quest’opera ci invita a pensare alla funzione dell’arte nella società, in particolare al posto che occupa la musica nelle forme di espressione politica. Tutti sappiamo che all’epoca, nell’URSS, l’espressione artistica è stata repressa fino alla perestroika; ciò solleva la domanda: quali cambiamenti ha subito la società sovietica per consentire questo tour?

Alcuni hanno visto un’apertura politica attraverso la musica, possiamo dunque considerare questi eventi come i segni della fine di un mondo guidato dal sogno comunista.


Article rédigé par D. Tugtekin, étudiant à Sciences Po Grenoble

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